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Sposarsi o Separarsi?

Sposarsi significa condividere la vita con un’altra persona che in fondo rappresenta noi stessi.  Non c’è compagno che possa assicurarci salute, serenità, autostima se non l’abbiamo in noi stessi. La maggioranza dei divorzi pertanto è inutile, l’essere umano è incompleto ed è spinto verso la ricerca della propria parte mancante.  Lo stare insieme, l’essere coppia, è la risposta migliore a ciò che cerchiamo ma dobbiamo continuamente difenderci dalle interferenze esterne che minacciano la nostra unione ma ancor prima il significato del legame naturale con noi stessi.

È per questo che una coppia “funziona” quando smettiamo di cercare la felicità nell’altro mentre dimentichiamo che dipende dal nostro equilibrio, dalla nostra armonia interiore, dall’accettazione delle nostre imperfezioni.   Funziona quando smettiamo di vedere nel partner la soluzione ai nostri problemi, quando capiamo che non siamo sbagliati se non siamo all’altezza delle aspettative altrui siano esse la famiglia o la società.  Funziona quando finiamo di nascondere a noi stessi gli aspetti peggiori che appartengono a noi e che invece attribuiamo, più o meno inconsciamente al rapporto di coppia.

Dalle riviste di gossip notiamo che quando una persona famosa si separa cerca sempre un’altra persona fotocopia di quella lasciata, senza rendersi conto di cercare davvero se stesso; andiamo in cerca al di fuori ma non troviamo nulla che ci gratifichi. La felicità non è solo una      questione di benessere materiale ma molto di più, di buone relazioni e fiducia reciproca.

Un’utile strategia è quella di smettere di paragonarci agli altri, comportamento divenuto quasi automatico grazie ai social-media.   Esploriamo “quei meccanismi invisibili e spesso subdoli con i quali siamo proprio noi a renderci le cose difficili”. (Alberto Simone: La felicità sul comodino)

Il messaggio? Non ostacoliamo le emozioni.  L’amore vero non corrisponde alle nostre idealizzazioni o a quelle indotte dalle fiabe o dalla società. Essere una coppia di coniugi significa amare l’altro pur mantenendo i propri spazi, per cui la separazione non modifica sempre la relazione tra i partner interrompendola definitivamente, ma svela che sentimenti negativi possono tenere uniti quanto l’amore.   Certamente non si dice di accettare la violenza o il tradimento ma, prima di separarsi bisogna chiedersi quale ruolo è in crisi: affettivo? professionale? di immagine?

Quando si affrontano le proprie fragilità e si riesce a superare la dipendenza ritroviamo una forza vitale, emotiva e creativa che ci rende più disponibili. Allora il matrimonio diventa un dialogo come lo ha definito Nietzche, un dialogo nel quale passano i pensieri e le emozioni più intime nel rispetto delle proprie paure e diversità.   Non è un cammino facile ma più gratificante, che ci permette anche di crescere di maturare, affrontando un lavoro spirituale che Peter Russel chiama yoga meditativo.

Dott.ssa Elvira Anna Maione
Psicologa Psicoterapeuta
Sito web: psicoterapeutamaione.it

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